“È stata un’udienza molto approfondita. Il Collegio era molto preparato sulle doglianze e sulle censure che avevamo formulato nei nostri appelli e ha dimostrato di avere studiato nel dettaglio i diversi profili della controversia”. È il commento degli avvocati Marco Ripamonti e Riccardo Ripamonti al termine dell’udienza che si è tenuta oggi, 24 settembre, davanti al Consiglio di Stato nell’ambito dei ricorsi riguardanti la disciplina dei Punti vendita ricariche (PVR). I due legali, insieme agli avvocati Alvise Vergerio di Cesana, Mariateresa Parrelli e Luca Porfiri, rappresentavano le un numero considerevile dei 20 ricorsi trattati oggi.
Secondo i due legali, una prima parte della discussione ha riguardato anche quanto accaduto sul mercato dopo la precedente udienza, con particolare attenzione agli effetti prodotti dalle nuove regole e al limite di 100 euro settimanali per le ricariche in contanti.
“La discussione si è focalizzata inizialmente sulle evoluzioni intervenute successivamente alla precedente udienza e quindi anche sulle reazioni del mercato rispetto al limite dei 100 euro. È stato possibile rappresentare quello che è accaduto concretamente dopo l’introduzione della misura e sviluppare le nostre osservazioni sul punto. Anche su questo profilo il Collegio ha mostrato di conoscere bene la questione e ci ha dato lo spazio necessario per approfondirla”, ha chiarito l’avvocato Riccardo Ripamonti.
Una parte significativa dell’udienza, spiega, è stata quindi dedicata alle questioni di legittimità costituzionale prospettate negli appelli, con particolare riferimento ai profili relativi all’esercizio della delega legislativa.
“Il Collegio ha mostrato interesse per le questioni preliminari di legittimità costituzionale che avevamo sollevato e ha chiesto approfondimenti, in particolare, sulla questione dell’eccesso di delega e su quella che tecnicamente può essere definita una procedura aggravata prevista dalla legge delega. È un tema molto tecnico, ma rilevante nell’impostazione dei nostri appelli”.
Il punto riguarda l’iter seguito nella formazione del decreto legislativo n. 41 del 2024 e, in particolare, la successione dei passaggi previsti dalla legge delega tra Conferenza unificata e Parlamento.
“Nei nostri ricorsi – proseguono i legali – abbiamo posto una questione relativa alla sequenza procedimentale prevista dalla delega. La nostra censura riguarda proprio il rispetto dell’ordine degli adempimenti stabiliti dal legislatore delegante: abbiamo evidenziato che lo schema del decreto legislativo avrebbe dovuto seguire una determinata sequenza nel passaggio attraverso la Conferenza unificata e le Camere, mentre, secondo la nostra ricostruzione, tale sequenza non sarebbe stata rispettata. Su questo specifico profilo si è sviluppata una parte della discussione e il Collegio ha chiesto e consentito un approfondimento”.
L’attenzione del Consiglio di Stato, riferiscono ancora gli avvocati, si è estesa inoltre alle conseguenze che la sentenza n. 104 del 2025 della Corte costituzionale può assumere rispetto alla disciplina oggetto del contenzioso.
“Anche sotto questo aspetto abbiamo avuto modo di sviluppare le nostre argomentazioni. Il Collegio ha dimostrato di conoscere e avere esaminato la sentenza n. 104 del 2025 della Corte costituzionale e di aver presente la sua rilevanza rispetto alle questioni sottoposte al giudizio”.
Per i legali si tratta di un passaggio particolarmente importante anche alla luce di quanto già avvenuto nell’altro filone del contenzioso riguardante il nuovo sistema concessorio. Va ricordato che i due legali, in Corte Costituzionale, hanno ottenuto una pronuncia rilevanti in materia di Internet Point e accesso ai servizi di gioco.
“La rilevanza di quella pronuncia era già emersa davanti all’altra Sezione del Consiglio di Stato che si è occupata del bando. In quella sede era già stato rappresentato, attraverso un’ordinanza, il possibile impatto della decisione della Corte costituzionale, considerando che il bando riproduce una disciplina sulla quale la pronuncia della Consulta assume rilievo. Era quindi un tema che, a nostro avviso, richiedeva di essere nuovamente esaminato anche nell’ambito di questi giudizi”.
Marco e Riccardo Ripamonti sottolineano, tuttavia, che dall’andamento dell’udienza non può essere ricavata alcuna indicazione sull’esito dei ricorsi.
“Il Collegio, naturalmente, non ha anticipato nulla rispetto alla decisione. Quello che possiamo rilevare è che c’è stata una discussione molto attenta e approfondita e che i giudici avevano studiato attentamente tutti i profili delle nostre impugnazioni. Sono state affrontate sia le questioni legate agli effetti concreti della disciplina, compreso il limite dei 100 euro, sia quelle più strettamente giuridiche e costituzionali”.
“Abbiamo avuto la possibilità di rappresentare compiutamente le nostre ragioni – concludono Marco e Riccardo Ripamonti – e di approfondire anche i punti sui quali il Collegio ha formulato specifiche richieste. Adesso la fase della discussione è conclusa e attendiamo la decisione del Consiglio di Stato”.
da Jamma


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