Dopo le polemiche emerse in tutta Europa sui mercati predittivi, considerati veri e propri operatori di scommesse senza licenza, le maggiori piattaforme di prediction market si sono attivate per superare i divieti sul gioco e le scommesse. Polymarket, Kalshi e altre piattaforme hanno infatti avviato colloqui con le autorità di vigilanza a Londra e Bruxelles per ottenere il riconoscimento come operatori finanziari. L’obiettivo è accedere al mercato europeo attraverso una licenza rilasciata in un solo Paese dell’Ue, sfruttando il cosiddetto passaporto europeo per operare anche negli altri Stati membri.

Il nodo centrale riguarda la natura di queste piattaforme: sono siti di scommesse oppure mercati finanziari? A differenza dei bookmaker tradizionali, Polymarket mette in contatto utenti che comprano e vendono contratti legati al verificarsi di determinati eventi, senza assumere direttamente il rischio delle puntate. Il valore dei contratti varia in base alla probabilità attribuita all’evento.

Questo meccanismo potrebbe consentire alle società di rientrare nella normativa europea sugli strumenti finanziari, in particolare nella direttiva MiFID II. Tuttavia, il percorso presenta ostacoli significativi: nell’UE e nel Regno Unito le opzioni binarie sono vietate ai piccoli investitori a causa dei rischi speculativi, mentre le scommesse sportive restano di competenza delle autorità nazionali.

Proprio lo sport rappresenta il principale mercato di queste piattaforme, generando circa l’80% dei volumi complessivi. Anche ottenendo una licenza finanziaria, quindi, le società potrebbero non essere autorizzate a offrire liberamente i propri servizi al pubblico.

In Italia, Polymarket è stata oscurata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La vicenda ha avuto ripercussioni anche sulla sponsorizzazione della Lazio, successivamente interrotta. Intanto, la partita per l’ingresso dei mercati predittivi in Europa è ancora aperta.

 

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