L’audizione di oggi in Commissione regionale di Libera Piemonte per la presentazione del dossier “Azzardomafie” riaccende il confronto politico sul gioco d’azzardo e sulla normativa piemontese. Al centro del dibattito, le ricadute sociali, economiche e di legalità legate alla legge regionale del 2021, giudicata da una parte delle opposizioni un arretramento rispetto alla disciplina del 2016.
Le consigliere regionali di Alleanza Verdi Sinistra, Alice Ravinale e Giulia Marro, parlano di un indebolimento delle politiche di contrasto. Secondo i dati illustrati nel dossier, la legge del 2016 aveva ottenuto otto valutazioni positive su nove criteri qualificanti, mentre con la legge regionale n. 19 del 2021 gli indicatori favorevoli sarebbero scesi a quattro. Un cambiamento che, secondo AVS, segnala un netto passo indietro negli strumenti di prevenzione e tutela.
Il report di Libera evidenzia inoltre l’impatto del fenomeno sul territorio. Nel 2024 il giocato complessivo in Piemonte ha raggiunto i 9,5 miliardi di euro, con una prevalenza dell’online (oltre 5 miliardi) rispetto al gioco fisico (circa 4,3 miliardi). La spesa media annua pro capite supera i 2.200 euro, includendo anche i minori nel calcolo statistico. Dati che, secondo le esponenti di AVS, mostrano come l’azzardo incida soprattutto sulle fasce più fragili, alimentando disuguaglianze sociali e vulnerabilità economiche.
Durante l’audizione è stato richiamato anche il legame tra gioco d’azzardo e criminalità organizzata. In Piemonte sarebbero nove i clan coinvolti nel settore, utilizzato come canale di riciclaggio e controllo economico, con pratiche di usura rivolte a giocatori in condizione di dipendenza. Ravinale e Marro sostengono inoltre che la legge del 2016 avrebbe consentito ai cittadini piemontesi un risparmio superiore ai 200 milioni di euro, mentre la normativa del 2021 viene definita una “liberalizzazione di fatto”. Da qui la richiesta alla maggioranza di riaprire il confronto normativo, anche alla luce delle sollecitazioni provenienti dal mondo associativo.
Sulla stessa linea il Partito Democratico. Il presidente della Commissione Legalità e segretario regionale dem Domenico Rossi sottolinea come il quadro delineato dal rapporto Azzardomafie indichi una regione “ad alta esposizione e a bassa protezione”, con crescita del gioco online, maggiori rischi di dipendenza e presenza significativa della criminalità nel comparto. Secondo il PD, lo smantellamento della legge del 2016 avrebbe prodotto un abbassamento delle tutele senza adeguati investimenti in prevenzione e servizi, rendendo necessario riaprire la discussione per una nuova normativa regionale ispirata alle esperienze più efficaci.
Il tema del gioco era tornato al centro dell’agenda politica anche per iniziativa del Movimento 5 Stelle. Nelle scorse settimane il consigliere Pasquale Coluccio ha presentato una proposta di legge regionale con l’obiettivo di ripristinare l’impianto della norma del 2016. L’iniziativa nasce dalla lettura dei dati dell’Osservatorio epidemiologico delle dipendenze, che mostrano un’inversione di tendenza dopo l’entrata in vigore della legge del 2021: gli utenti dei SerD con dipendenza primaria da gioco, in calo costante dal 2015, sono tornati a crescere dal 2022, insieme ai nuovi ingressi nei servizi.
La proposta pentastellata punta a reintrodurre strumenti come il distanziometro dai luoghi sensibili, anche con applicazione retroattiva, e lancia un appello a tutte le forze politiche per un confronto condiviso su una normativa ritenuta più efficace nel contrasto alla ludopatia.
Da PressGiochi


menu