Resta irrisolto il problema delle distanze da luoghi sensibili come scuole e Rsa. La riforma del gioco fisico anche questa volta si ferma all'ultimo miglio. L'idea di riscrivere le regole per i punti scommesse, le sale bingo e gli apparecchi da intrattenimento torna nei cassetti. La bozza del decreto attuativo della delega fiscale predisposta dal Mef, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, non ha ottenuto il via libera della Presidenza del Consiglio: la scelta sarebbe quella di mandare a scadenza la delega senza intervenire sulla riforma del gioco fisico. Con il risultato immediato che l'attuazione della riforma del gioco pubblico resta a metà, visto che il Governo ha rivisto soltanto la disciplina del gioco da remoto.
Tra i nodi principali che hanno portato allo stop della riforma del gioco fisico ci sarebbe il tema delle distanze dei punti gioco dai cosiddetti luoghi sensibili. L'ipotesi messa sul tavolo di Palazzo Chigi dai tecnici del Mef era quella di prevedere, oltre ad una riduzione tangibile del numero delle slot machines ammissibili, un cosiddetto "distanziometro" a due vie: 100 metri lineari, corrispondenti a 150 metri pedonali, per quelli "specializzati" con tanto di certificazione; 200 metri lineari, pari a 250 metri pedonali, per i cosiddetti punti gioco generalisti. Distanze, a quanto pare non ritenute congrue dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e tali da poter garantire una tutela dei luoghi ritenuti sensibili come scuole, Rsa, ospedali ecc.
Non solo. Il "distanziometro", tema di scontro ormai decennale tra Stato ed enti territoriali, così come ipotizzato dal Mef, avrebbe portato inevitabilmente a una riduzione sul mercato dei punti vendita sia generalisti che specializzati. Con le due ipotesi di 100 e 200 metri lo Stato avrebbe rinunciato a un gettito di 1,2 miliardi complessivi. Ma con il paradosso che spostando ulteriormente di altri 100 metri i punti vendita dai luoghi sensibili e quindi fissando un distanziometro di 300 metri in linea d'aria, pari a 400 metri pedonali, la perdita di gettito sarebbe stata ancor più consistente sforando 1,6 miliardi complessivi tra punti vendita generalisti e specializzati.
Senza considerare poi che, lasciando cadere la delega, il distanziometro ritenuto indispensabile per contrastare la ludopatia resta per l'ennesima volta inattuato. Sul fronte sicurezza, poi, occorre considerare anche l'effetto proroga delle concessioni. La mancata attuazione della delega, infatti, obbligherà lo Stato a prorogare, anche se in via onerosa, le concessioni ormai scadute da tempo per le scommesse sportive, le sale bingo e gli apparecchi da intrattenimento.
Uno stallo che può lasciare ancora spazio al gioco illegale e alle organizzazioni criminali che utilizzano spesso il gioco per riciclare denaro sporco. L'attuazione della delega, infatti, prevedeva misure ad hoc per la certificazione dei concessionari e di fatto una ridefinizione del perimetro in cui i concessionari del gioco legale erano autorizzati a muoversi. Senza queste barriere, hanno rimarcato più volte gli operatori del settore, si allarga sempre più il business del gioco d'azzardo. Le ultime ricerche sul mercato illegale del gioco stimano ormai oltre 30 miliardi di raccolta che sfuggono allo Stato. Risorse che drenano entrate e producono un calo di gettito giunto nel 2025 a -250 milioni, almeno per quanto riguarda il comparto degli apparecchi. E anche i dati pubblicati recentemente dal dipartimento delle Finanze fanno segnare un -7,4% di minor gettito nei primi tre mesi del 2026, pari già a una perdita per le casse dello Stato di 101 milioni. Sulle mancate gare, poi, va ricordata la rinuncia del Governo a nuove e maggiori entrate per lo Stato.
Tra scommesse, bingo e slot le gare secondo le nuove regole ipotizzate con l'attuazione della delega avrebbero potuto garantire non meno di 2 miliardi di euro. A cui si sarebbe aggiunta la gara del gratta e vinci, che almeno sulla carta promette un gettito altrettanto importante e vicino a quello incassato dal Governo con la gara del Lotto e pari a 2,3 miliardi di euro. Maggiori entrate che alla luce dei conti pubblici attuali sarebbero state forse più che utili. Tutto ciò senza contare che, in assenza del riordino, il Governo si distinguerebbe per una ulteriore proroga legale della durata delle concessioni in essere (quella del Bingo è ferma al 2009) con il rischio ormai alle porte di una infrazione comunitaria analoga a quella sulla concessione delle spiagge.
(Marco Mobili - Il Sole 24 Ore)


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