Pastorino (STS-FIT) a Provincia Trento: "GAP, proibire non serve"

"Il prossimo passo? Parlare con gli assessori della legge provinciale che entrerà in vigore fra due anni, per portare avanti la tutela della salute ovviamente, ma magari con strumenti diversi, più ragionati e mirati. Negli interventi di stamattina abbiamo registrato una certa apertura alla discussione in tal senso". Così Giorgio Pastorino, presidente di Sts Fit, racconta a Gioconews.it gli esiti del convegno "Ludopatia e dintorni" tenutosi a Trento oggi, 7 giugno.

oltre ad aver ospitato i contributi di psicologi, psichiatri e ricercatori sui temi della prevenzione del Gap, il convegno ha dedicato un ampio spazio ad una tavola rotonda fra rappresentanti del governo, dell'azienda sanitaria e dell'associazismo, intitolata "Prospettive di prevenzione e contrasto del gioco d’azzardo patologico sul territorio trentino".

ESERCENTE PRIMO PRESIDIO PER LA SALUTE - Nella presentazione dei dati dell'indagine svolta sui gestori dei locali con offerta di gioco pubblico attraverso un questionario auto-somministrato, è emerso "che l'esperienza degli operatori corrisponde spesso nelle sensazioni e nelle definizioni di quelli che la medicina spesso identifica come giocatori a rischio. Ovviamente i corsi di formazione svolti in questi mesi (fra gennaio e marzo, con il coinvolgimento di 72 persone, Ndr) hanno cercato di sensibilizzare gli esercenti sul come riconoscere il giocatore problematico e indirizzarlo verso strutture di cura. Gli studiosi ci dicono che il  tempo di latenza che si registra fra quando il giocatore si rende conto di avere problemi e quando si risolve ad una struttura sanitaria è compreso fra i 3 e  i 5 anni. Per accorciare i tempi di intervento il primo tramite è l'esercente, che può evitare che il giocatore diventi malato", sottolinea Pastorino.

LA TECNOLOGIA PER LA PREVENZIONE - Alla tavola rotonda "abbiamo portato la nostra esperienza di totoricevitori, abbiamo spiegato come è cambiata la  sensibilità verso il problema nel corso del tempo e che se 20 anni incontravamo un giocatore che spendeva tutto nel gioco lo consideravamo una persona dissoluta, da allontanare, ma non malato. Oggi invece abbiamo compreso che esistono persone che hanno sviluppato una forma di dipendenza verso il gioco e quindi nel nostro ruolo sociale di operatori di Stato non possiamo girare la testa dall'altra parte; le nostre attività devono essere sostenibili quindi dobbiamo avere la massima attenzione al problema. Abbiamo perciò fatto presente che la tecnologia potrebbe darci una mano, ad esempio nel settore delle slot: si potrebbero collegare le macchine al database nazionale di chi è in cura per dipendenze, di qualsiasi tipo visto che è dimostrata la comorbilità fra alcool, droga e Gap, si potrebbe vincolare l'utilizzo degli apparecchi all'uso della tessera sanitaria. Abbiamo di nuovo insistito per elaborare per le slot un database di autoesclusione come quello già creato per il gioco online. Parlando con i produttori abbiamo poi registrato la possibilità di intodurre limiti di spesa per ogni partita, l'Awp si ferma e manda per qualche minuto informazioni sui pericoli del gioco compulsivo, cosa che innervosisce particolarmente i giocatori malati, e senza il bisogno di cambiare il parco macchine. Se il legislatore ci asseconda potremmo avere delle slot che danno ottimi risultati per il controllo del giocatore", puntualizza il presidente di Sts Fit.

L'IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE - L'ultimo commento di Pastorino è per la formazione. "Abbiamo fatto presente che come categoria abbiamo corsi di formazione obbligatori per legge, stiamo andando verso un sistema di formazione continua ma fare un richiamo ogni tanto a livello locale ci può completare, chi eroga i corsi conosce i problemi del territorio e ciò è di maggiore aiuto. Si è detto di prosegure su questa strada ma rinunciando ai distanziometri e ai limiti orari: le norme di tipo proibizionista non sono utili per il contrasto del Gap ma rischiano di far perdere il controllo ai giocatori. Su ciò ho trovato delle porte aperte da parte dei rappresentanti della Provincia di Trento, anche perchè gli strumenti di gioco stanno cambiando, virando sull'online, specie attraverso gli smartphone. Perciò l'idea di porre grandi limiti sul gioco fisico non ha senso, meglio lavorare sulla prevenzione, con messaggi che abbiano qualche valore specie per le nuove generazioni, con l'obiettivo di creare una cultura del gioco sano, di ampliare il contrasto alle dipendenze, di ogni tipo".

 

(Gioconews/fm)

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