Fatti, non parole!

Fatti, non parole, ovverosia concretezza e razionalità contro astrattezza e indeterminismo. Qualsiasi provvedimento legislativo, per essere valido, deve basarsi su presupposti concreti e razionali; diversamente risulterebbe del tutto inefficace.

E inefficace, tanto da essere annullato, è apparso ai giudici del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana l’atto con il quale il Sindaco di Livorno, lo scorso mese di agosto, ha introdotto limitazioni all’apertura delle sale giochi e di funzionamento degli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro.

Il potere di limitazione degli orari – scrivono i giudici – deve essere “assistito da precisi studi scientifici relativi all’ambito territoriale di riferimento e non caratterizzato da evidenti illogicità o irragionevolezze che incidano sulla legittimità del provvedimento”. L’ordinanza contiene riferimenti generici a studi e analisi che sono irrimediabilmente insufficienti a giustificare restrizioni dell’iniziativa economica privata che deve essere tutelata allo stessa stregua della salute attraverso un corretto bilanciamento di interventi.

Questa sentenza è un compendio di buon senso e ragione e ricalca buona parte dei concetti che FIT e STS hanno voluto veicolare attraverso il convegno recentemente svoltosi a Torino in collaborazione con l’istituto Friedman. In quest’occasione, il Presidente Nazionale STS, Pastorino, scagliandosi contro le “fake news” imperanti nella materia dei giochi, ha detto che “portare numeri reali e studi scientifici alla conoscenza del pubblico e dei mass media ci permette di confutare scelte normative che, oltre a non risolvere la questione, hanno creato nuovi problemi quali ritorno dell’illegalità, mancate entrate erariali, licenziamenti a raffica con concreto rischio di default delle nostre aziende”.

Una considerazione, quella di Pastorino, che è indubbiamente presente anche nel pensiero che ha guidato i giudici toscani nella decisione di annullare l’ordinanza livornese.

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