Il gioco legale: vittima, non imputato

Una caratteristica comune alla maggior parte dei politici nostrani è la capacità di strumentalizzare qualunque fatto così da procurarsi consensi e/o gettare discredito sugli avversari. E’ inoltre sempre più frequente imbattersi in titoli di giornali che guardano più al sensazionalismo che alla verità dei fatti.

Qualcosa del genere è successa all’indomani della notizia, battuta da tutte le agenzie giornalistiche, dell’operazione “Game Over” con la quale è stata smantellata la rete mafiosa di agenzie di scommesse sparse sul territorio nazionale.

Stando alle reazioni apparse sulla stampa, appare chiaro che i giornalisti nel dare la notizia e i politici nel commentarla hanno perso di vista il suo vero oggetto vale a dire la repressione di un’attività illecita.

Ma poiché questa attività riguardava il gioco, è stato quest’ultimo, senza connotazioni, a finire sul banco degli imputati. Il gioco, non il gioco illecito come avrebbe dovuto essere, è finito al centro delle polemiche, delle dichiarazioni di allarme, delle invocazioni a intervenire per evitare il finimondo.

La banda smantellata dalla Polizia di Stato in collaborazione con la Direzione Distrettuale Antimafia era dedita al gioco illegale, aveva cioè usurpato il gioco legale. Non è dunque quest’ultimo l’imputato bensì la vittima.

Come sapientemente osservato da alcuni esperti del settore (Lazotti su Totoguida del 2 febbraio e Sbordoni su La Scommessa del 6 febbraio), è fondamentale fare chiarezza: se da una parte c’è un gioco illegale, dall’altra c’è sicuramente un gioco legale che non va confuso con il primo e così come va perseguito il primo, va tutelato il secondo.

Informazioni aggiuntive

x

AVVISI

x