I tabaccai: «I dati di spesa sono più bassi del 70 percento. Da noi maggior controllo sociale»

«C'è un punto fondamentale da comprendere. L'indagine dell'Espresso riporta i dati di fatturato, non quelli di spesa. È una differenza enorme: bisogna considerare che c'è circa un 70 per cento che fa parte della restituzione in vincite della macchina». È Giorgio Pastorino, Presidente del Sindacato Totoricevitori Sportivi, a dare una dimensione più realistica alle cifre diffuse in questi giorni sull'attività delle slot in Italia.

«Il dato di spesa è chiaramente più basso: circa 450 euro all'anno pro capite, sulla città di Lecco».

Per comprendere la differenza, Pastorino fa l'esempio del «Gratta e vinci»: «Un cliente gioca 5 euro e ne vince 50. Allora decide di rigiocarli tutti, senza però vincere un'altra volta. Ecco, lo Stato ha fatturato 55 euro, noi solo 5. Così, il 70 percento circa di quei 1500 euro indicati è stato restituito ai giocatori, che però lo hanno rigiocato continuamente. E un unicum italiano è che lo Stato su quelle giocate prende lo stesso le tasse. E' un errore che ci portiamo dietro da anni: il payout delle slot è di circa il 70 percento, ma ci sono giochi che hanno anche il 75-80 percento».

Parlare con i tabaccai dà una dimensione più realistica e completa del fenomeno slot. Un mondo che è entrato in questi locali negli ultimi anni, moltiplicandosi sempre di più, senza che però per gli esercenti costituisca quella fortuna che si suppone.

«Noi siamo concessionari dello Stato, in particolare su tre cose: tabacco, servizi al cittadino e giochi. Tutti prodotti con margini bassissimi, quindi servono volumi sempre grossi», dice Fulvia Nava, presidente della delegazione lecchese della Federazione Italiana Tabaccai. A spanne, sugli affari che ruotano attorno al suo locale le slot rappresentano meno del 15 percento del totale. «I ludopatici non vengono da noi: qui c'è maggiore controllo sociale. Nel senso: la gente ti vede, il locale è piccolo. E' raro vedere persone che stazionino alle macchinette più di 10 minuti. Diverso discorso sono le sale slot: buie, spesso non hai la concezione del tempo che passa, sei circondato da gente che gioca... Tutti fattori che portano la gente a giocare di più». Una delle battaglie della federazione è proprio diretta ad una selezione dei luoghi in cui mettere le slot: tabaccherie sì, bar no, proprio perché ci possa essere un maggior controllo sociale su chi entra e gioca. Oltre al fatto che, a livello nazionale, la normativa è diversa da regione a regione: «In Piemonte ormai sono state spente tutte le slot, in Liguria presto lo saranno. Noi però chiediamo che ci sia una linea unica e confermata su tutto il Paese». E se invece una tabaccheria decidesse di non ospitare nei propri locali una slot? «Non esistono agevolazioni per far fronte a quell'ammanco», commenta Nava. «Solo Regione Lombardia fa alcuni bandi, come ad esempio uno recente sulla sicurezza nei locali, cui possono partecipare solo quelle tabaccherie che non hanno le slot».

 

(Il Giornale di Lecco)

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